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mercoled, agosto 23, 2017 11:36

Quando il tuo mondo crolla come un terremoto.

aprile 23rd, 2017

Di solito cerco argomenti allegri, spassosi, curiosi, ma arriva anche il momento dove non c’è allegria, non c’è felicità, forse nemmeno speranza e sembra che tutto il mondo ti crolli addosso. Non che neghi le mie colpe, di quelle ne ho talmente tante che se dovessi far un elenco non so se riuscirei a finirlo, ma alla fine tutto si paga, con gli interessi e sono veramente pesanti.

Anni di trascuratezza, anni di letargia, tanto tempo passato chiusa nel mio mondo senza guardarmi nemmeno attorno con tutte le conseguenze che sono solitudine, sovrappeso, incapacità di socializzare; si perchè ultimamente non riesco proprio a socializzare e questo non fa altro che farmi sentire sola, mi manca quello sfogo, quella valvola di sicurezza che qualche amico in più potrebbe far sfogare il miscuglio di emozioni che mi divorano sempre di più. Emozioni opprimenti che ogni giorno sembrano ingigantirsi e dalle quali non so come sopportarle; probabilmente nella mia vita e mare di errori c’è sempre stato questo mio isolarmi dal resto del mondo e solo ora sono costretta ad affrontarlo, assieme ai problemi che mi sono creata e a quelli che si sono aggiunti, non per causa mia, ma che nell’insieme rendono l’esistenza quasi insopportabile.

Vi siete mai sentiti oppressi a tal punto da voler sol trovare una via di fuga per sfuggire a tutto, un luogo isolato dal mondo dove nulla, nessuno, nemmeno un suono può raggiungervi? Ecco è quello che vorrei io, un luogo lontano da tutto e da tutti, dove trovare silenzio assoluto e pace che non riesco a trovare in altri mondi, solo il sonno è quell’attimo di tregua dai pensieri, dai problemi da tutto, quell’attimo di oblio dove il cervello finalmente si spegne e tutto smette di vorticare; alle volte vorrei dormire in eterno, un sonno infinito da cui non staccarmi più, dove i sogni prendono il posto di quello che è il mondo reale che ti prende a schiaffi in ogni secondo della giornata.

Mi son sentita dire per anni, che era ora di farmi operare, d’affrontare il percorso bariatrico <in pratica la riduzione dello stomaco>, che ne avevo bisogno, era una necessità, era la mia unica strada sicura per perdere peso; peso accumulato per stress alla fin fine, il cibo era una sorta di attimo piacevole, un momento di pensieri assenti e papille gustative che, anche se per poco, annullavano tutto il resto. Mi decido, affronto la questione e? Niente finisco nell’oblio del “non sappiamo se puoi affrontarlo” in pratica mi son sentita dire per anni di farlo e quando mi decido mi mettono in attesa, tipo appesa per il collo ad aspettare il verdetto. Non che mi faccia male, stare a dieta, ma è stressante, ogni mese il controllo, l’attesa infinita di sapere se si decideranno o no a darmi questa possibilità, essere in balia di persone che “dicono” di sapere, di capire, di comprendere ma non credo che sappiano realmente quanto sia stressante l’attesa. Sapranno quanto è dura dopo, ma l’emotività che crea questa attesa è come una nube temporalesca che sta li, tuona, ma il temporale non si decide a scoppiare e tu attendi speranzoso che il tempo si decida.

Non parliamo della gamba, ormai è passato più di un anno da quando mi ammalai di Fascite necrotizzante <evitate di cercarla se non volete incubi> un batterio fetente e sconosciuto che ti divora le carni, unico modo per eliminarlo è che ti amputino la parte aggredita e come si dice via una fetta di culo vicino all’osso, nel mio caso di coscia. La cosa non sarebbe nemmeno tanto terribile, ne sono uscita viva, se non fosse per i nervi recisi. Oltre un anno di compagnia dolorosa dove le opzioni sono due o te la sopporti o ti fai passare la morfina e entri in quel paese della dolce morfina che già io che son asociale, già mi chiudo in me stessa, mi ci manca solo di lanciarmi in un limbo farmacologico che mi renderebbe fuori dal mondo, ora che il mondo lo inizio a vedere. Ma dopo oltre un anno di dolori cronici, che non si sa se e quando termineranno, inizia a essere una compagnia pesante, ci son giorni buoni e giorni meno buoni, se il tempo è brutto i giorni diventano pessimi; camminare e trovarsi che ogni passo sembra una coltellata ti sfinisce. Ogni singolo passo ed eccoli li i nervi che scaricano tutto il loro dolore lungo la gamba se va bene, verso la schiena quando va male e anche le cose più semplici della giornata diventano montagne da scalare, dolorose in ogni istante.

E questo posso anche dire che me la sono cercata, mi sono trascurata, con una forma di auto lesionismo non indifferente e già sarebbe abbastanza se non ci si mettesse il tempo, tempo che non ho, mi serve tempo per riparare anni di danni e ora è come vedere gli ultimi granelli di sabbia che cadono giù per la clessidra e ti ricordano che di tempo non ne hai poi così tanto per tornare a una vita anche solo minimamente normale. Fatico a badare a me stessa, ai miei problemi, alle mie visite che tra ospedali, psichiatra e compagnia bella sono continue, ma finisce che non sono la sola. Come si fa, ridotti fisicamente e mentalmente a uno straccio, depresso, isolato, con quella voglia di trovare solo un angolo silenzioso dove chiudersi e chiudere fuori tutto il mondo a ignorare tutto il resto?

Mamma sta come sta, ha i suoi problemi e possono solo peggiorare, papà sta sempre peggio. Medicine su medicine, visite su visite, corse in ospedale improvvise. Una mattina ti alzi e tutto va bene e non sai se arriverai a sera senza tragedie, crisi o problemi… o in alternativa, corse in ospedale per crisi improvvise, incidenti e ogni possibile sgambetto che la vita può riservare; perchè se qualcosa può andare storto, quando tutto va male, vai sicuro che andrà peggio. Ed eccomi li, in mezzo alla tempesta, che non so gestire, non riesco a gestire, mi perdo lungo la strada, la ritrovo e mi riperdo come in un labirinto ove sembri trovar la strada giusta e poi eccolo il vicolo cieco che ti costringe a guardarti  attorno e a chiederti dove sei.

Ho bisogno di una guida, mi sto perdendo e sto affogando sempre più in questo mare di problemi che non riesco a gestire tutti assieme, non vado in pezzi solo per gli anti depressivi, ma anche quelli mi tengono insieme quel tanto che basta per andare avanti. Vivere con l’ansia di ogni giorno, l’ansia del cosa succederà, cosa accadrà di disastroso, ogni mattina che apro gli occhi, che vorrei solo richiudere, rimpicciolire fino a sparire. Si oggi non riesco a scrivere di sciocchezze, di frivolezze, misteri e curiosità. Oggi non riesco a trovare qualcosa che mi distragga, anche scrivere mi fa male, male perchè ogni parola è una fitta di dolore che porta alle lacrime, che ormai ho versato a fiumi e non smettono di cadere; ogni punto, ogni virgola, ogni lettera è una fitta di dolore e la dove la voce si interrompe silenziosa, ecco che esiste la tastiera, più facile, più semplice scrivere, sfogare i pensieri, la mente, provare a svuotarla scaricando su una pagina bianca tutto l’oceano di problemi e tristezza con cui convivo.

Forse starò un po’ meglio dopo uno sfogo, forse domani ricomincerà il solito circolo vizioso dove bisogna alzarsi, mettersi una maschera del “va tutto bene non vi preoccupate” e andare avanti, quando invece interiormente ci si sente sgretolare, come tante crepe che si allargano, aumentano e stanno li pronte a sgretolarsi, attendono solo il momento per andare in pezzi definitivamente.

Il mio mondo fa schifo, io sicuramente non ho mai fatto molto per migliorarlo, ma ora sta veramente andando tutto in pezzi. Non vorrei poi molto, solo un po’ di tregua, che so già non avrò e mi rifugio nell’unico angolo di quiete, il sonno, l’unico momento ove tutto ha fine, almeno per qualche ora e dove la mente smette di vorticare senza meta.

Buonanotte.

Lavoretti Online? Un mondo di zozzerie.

aprile 22nd, 2017

Quando si è a casa, uno prova a cercare anche dei lavoretti, che siano fuori casa o magari online, almeno per far qualcosa e non rigirarsi le dita tutto il tempo. Di siti ne ho visitati tanti, ma davvero tanti, sorvoliamo che al 99% sono trappole, fregature, chiavate letterali, non so che altri termini usare per definirli, in pratica i lavoretti in rete sono “creare siti per fregare il prossimo ingenuo che passa”. Insomma proprio uno spettacolo.

Mi era quasi venuta voglia di aprire un sito del genere “Mollare il proprio partner? Lo facciamo noi per te” con servizio Mail, Lettera inviata, anche mazzo di fiori con annessa lettera di addio. Pare che in america spopoli sta cosa, la gente non ha nemmeno le palle di lasciare il proprio compagno o compagna ma preferisce delegare per distaccarsi. Non è nemmeno detto che tra un buco e l’altro non mi metta a programmare un sito per “spezzare i cuori altrui” tanto il mio è già glaciale e non avrei grossi problemi a aumentare i Single in circolazione. Meglio una lettera di un sms alla fin fine no?

Comunque fruga qui e fruga la ecco che trovo qualcosina, ina ina..

http://app.melascrivi.com/#register?29398

Un sitarello che si occupa di testi su richiesta, facile iscrizione, facile lavoro… non sempre io il SEO devo ancora impararlo e non sono un granché in inglese ma pare che la sezione traduzioni la paghino anche piuttosto bene. Ma punto a favore.. PAGANO, appena raggiungi i 25 € il lunedì arriva sulla Paypal il pagamento fisso e puntuale, senza problemi o paturnie, un caso raro, tra le tante robe che si vedono in giro nella rete.

Consigliato, soprattutto se conoscete l’inglese.

Vita negli anni 80

aprile 15th, 2017

Come si viveva negli anni 80?
Bhè intanto scordatevi i cellulare, internet, mp3, ipad, imac, pc ecc ecc ecc ecc
Non esistevano e allora come si faceva?

Gli acquisti
Niente Amazon e niente Ebay, si comprava tutto per corrispondenza sul Vespro e Postalmarket, in doppia edizione, una estiva primaverile e una autunno invernale. E al tempo era il primo approccio dei maschietti sul sesso, consumavano pagine su pagine della sezione intimo. Ve lo ricordate eh? Consumatori di Postalmarket. Contenevano di tutto, abiti, oggettistica, abbigliamento (dimentichiamo i terribili colori e le spalline da rugby) e pernicioso c’era l’angolo TECNOLOGICO! Una mini tv era già considerato il futuro assoluto, si sbavava come lumaconi sul Comodore 64, ma ne riparleremo.

 


 

Il Comodore 64
Era il sogno, il dio, l’oggetto più agognato della generazione, il primo “computer” aggeggio infernale che costava una svenata che con il “basic” si poteva programmare, si allora altro che html, vai di BASIC! Era un modo per programmare, ma tutti lo usavano per giocare, ma se oggi i giochi costano un occhio, al tempo erano su CASSETTE, non scherzo, CASSETTE <cosa sono? lo vedete sotto> e costavano poco, le trovavi in edicola.

Quando appunto dicevo cassette non scherzavo… CASSETTE!
Ognuna conteneva vari giochi e via si pixel sgranati a giocare!

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Le Merendine… Che erano porche e straporche!

Le merendine di oggi fanno tenerezza.
Iniziamo con la mulino bianco… hanno abolito il SOLDINO e li andrebbero denunciati solo per questo, il tegolino era un bel blocco ora fa venire la tristezza. Ma la cosa migliore erano le SORPRESINE! Che venivano confezionate in scatoline tipo fiammiferi e tutti sognavamo di trovare le gommine che riproducevano le merendine. Poi Litri e litri di latte con nesquik, senza dimenticarsi quella cosa stranissima di nome Billy che spacciavano per aranciata, erano gli anni del “se non ha conservanti non fa bene” ci siamo ingozzati di coloranti e conservanti senza ritegno. Sopravvissuti? Cocca cola e estathè quelli sono rimasti immutati nel corso degli ultimi 40 anni. Resta che negli anni 80 le merendine erabno molto più Porche in ogni senso , dalle dimensioni ai sapori, ora tra no conservanti, no coloranti, no olio di palma, c’è da chiedersi se davvero siano naturali o abbiano sostituito tutto con cose chimiche sconosciute che fra 40 anni saranno abolite.


 

Ma quanto erano belle le Pubblicità?

Erano i tempi delle pubblicità divertenti, se oggi sbuffiamo, al tempo erano a dir poco divertenti. Per far capire la loro bellezza, allego qualche link di youtube, per capire quanto erano belle, uno deve vederle.
https://www.youtube.com/watch?v=FM_qy4QkGE0&list=PL9Gq3UB1hfv4D8Ba6FUHpm_hunXMoX4RC

Da godersele, un tuffo nei ricordi.

Fine prima parte del tuffo nei ricordi della mia infanzia!

Ma perché i Mici spopolano sui Social?

marzo 27th, 2017

Causa forse della teoria per cui i padroni dei cani socializzano al parco, mentre quelli dei gatti lo fanno in Rete, negli ultimi anni Internet è stata letteralmente invasa da video, immagini e meme che hanno per protagonisti i gatti. Sono nate addirittura delle piccole celebrità, come il gatto Maru. Per chi non conoscesse questa piccola star felina, vi consigliamo di leggere l’articolo di The Vortex: “Gatto Maru, il felino star della rete”.

Sfruttando l’amore e le simpatie che attirano i piccoli amici pelosi e la proverbiale rivalità tra cani e gatti, lo scorso anno compagnia di telecomunicazioni inglese O2 aveva lanciato la campagna “BeMoreDog”. Uno spot virale che aveva per protagonista un gatto, che improvvisamente decideva di essere… più cane, il video è facilmente reperibile sul Tubo “BeMoreDog la campagna virale di O2”. Poiché le foto di questi tempi la fanno da padrona e i selfie sono la moda del momento, ecco l’app: “Cat Selfie”. Invoglia i vostri gatti a toccare lo schermo attraverso stimoli visivi, gli animali si scatteranno da soli un sacco di fotografie.

Per intrattenere il micio e renderlo un piccolo (e inconsapevole) artista ecco che nasce “Paint for Cats”: basta impostare la varietà cromatica preferita, poggiare il tablet sul tappeto e… lasciare che il gatto esprima la sua arte grazie alle impronte che lascerà sullo schermo mentre tenta di catturare il topolino virtuale. E per i gatti dal talento musicale? “Cat Piano” Una tastiera che al posto delle solite note… emette miagolii.


Insomma un vero business dedicato ai Gattofili, la rete è così inondata da gatti, gattini, micetti. Video, foto, meme ogni forma artistica che la rete offre è riproposta in forma felina; tra tanta offerta a cui si aggiungono gadget di ogni tipo, siamo letteralmente invasi dai gatti. Gatti ovunque, piovono letteralmente gattini da ogni parte possibile e immaginabile.

Ma dobbiamo ammetterlo. Alcuni sono veramente adorabili.

 

 

 

Mistero – Deep e Dark Web

marzo 27th, 2017

Una cosa che mi ha sempre incuriosito, il Web, ma col tempo ecco che si scoprono cose impensabili, ovvero che la rete, come la conosciamo, è solo una punta. Il grafico renderà un’idea più o meno chiara di com’è composto il Web; va da se che non darò istruzioni su come accedervi, farlo è pericoloso, richiede cautela e protezioni varie, oltre all’uso di programmi e browser appositi. Senza contare che chiunque entri del Deep Web o nel più profondo Dark Net, rischia di finire tracciato e controllato.

Il Web è graficamente simile a un iceberg, la superficie emersa è il Web come lo conosciamo, poi si scende negli abissi, che sono più ampi e oscuri, più si va a fondo; qui si entra in un mondo fatto di mistero, siti e forum che offrono di tutto da armi a droghe a omicidi su commissione. Questo per descriverlo in maniera semplicistica; la valuta principale è il Bit Coin, ora mi pare sia valutato sui 500/600 dollaro a Bit Coin seppur nella parte profonda, la Dark Net, sia in uso, come moneta virtuale, la Dark Coin; tutti ovviamente non tracciabili. Per quanto il Deep Web, sia nato con propositi utili è diventato il terreno selvaggio di Hacker e ogni forma di illecito; segno che ogni cosa che nasce può essere mutata in qualcosa di pericoloso, non sono gli strumenti il pericolo, ma come vengono utilizzati. Anche la stessa Wikipedia da informazioni molto blande sul Deep Web e sulla Dark Web, accenna appena a Silk Road, tradotto in “via della Seta” un sito che offriva di tutto, dalle droghe alle armi, chiuso decine di volte e decine di volte riaperto, che ha fruttato milioni al suo creatore, attualmente in galera con condanna all’ergastolo, ma che ha dato il via a decine e decine di siti simili da Silk Road 2.0 a Silk Road 3.0 a tanti altri, tutti offrono servizi e prodotti illegali. Esiste pure una parte dedicata alle taglie, come trovarsi nel vecchio Far West con manifesto e taglia, che può aumentare, man mano che gli utenti aggiungono il loo contributo e il primo che posta la foto del “soggetto” morto, si prende il malloppo. Gente come Obama ha una taglia di svariati Bit Coin sulla sua vita. Non scenderò in altri dettagli ma ultima nota, il Deep Web è il parco giochi dei pedofili che sfruttano l’anonimato per passarsi materiale osceno.

La follia umana non ha limite.


Fonte Wikipedia.

Differenza tra Deep Web e Dark Web
Il Deep Web, Web Sommerso o Invisibile è quella parte del World Wide Web non indicizzata dai comuni motori di ricerca. Di questa categoria fanno quindi parte nuovi siti non ancora indicizzati, pagine web a contenuto dinamico, web software e siti privati aziendali. Il Dark Web è un sottoinsieme del Deep Web, solitamente irraggiungibile attraverso una normale connessione internet senza far uso di software particolari perché giacente su reti sovrapposte ad Internet chiamate genericamente “Darknet”. Le Darknet più comuni sono Tor, I2P e Freenet. L’accesso a queste reti avviene tramite software particolari che fanno da ponte tra Internet e la Darknet. Uno dei più famosi è Tor che, oltre a fornire accesso all’omonima rete, garantisce l’anonimato all’utente, permettendogli di navigare anonimamente anche sul normale World Wide Web da uno dei nodi della rete Tor. Le Darknet sono usate, in alcuni casi, per attività illegali: famoso è il caso di Silk Road, un sito di commercio elettronico sulla rete Tor che effettuava attività criminali.

Composizione
I documenti che fanno parte del Web invisibile possono essere suddivisi nelle seguenti categorie:

Contenuti dinamici: pagine web dinamiche, ovvero pagine Web il cui contenuto viene generato sul momento dal server, che possono essere richiamati solo compilando un form o a risposta di una particolare richiesta;
Pagine non collegate: pagine Web che non sono collegate a nessun altra pagina Web. Se l’accesso non è impedito da adeguate impostazioni di sicurezza, il motore indicizza la parent directory del sito, che contiene non solo le pagine visibili, ma tutto ciò che è caricato nel server ospitante;
Pagine ad accesso ristretto: siti che richiedono una registrazione o comunque limitano l’accesso alle loro pagine impedendo che i motori di ricerca possano accedervi;
script: pagine che possono essere raggiunte solo attraverso link realizzati in JavaScript o in Flash e che quindi richiedono procedure particolari;
Contenuti non di testo: file multimediali, archivi Usenet, documenti scritti in linguaggio non HTML, in particolare non collegati a tag testuali (tuttavia alcuni motori di ricerca come Google sono in grado di ricercare anche documenti di questo tipo);
Contenuti banditi dai comuni motori di ricerca perché illegali: di questa categoria fanno parte siti pedo-pornografico o snuff, commercio e produzione illegale di droghe e armi, siti sottoposti a censure governative, siti di warez e malware;
Software: certi contenuti sono nascosti intenzionalmente al normale Internet, e sono accessibili solo con software speciali, come Tor, I2P o altri darknet software. Per esempio Tor consente ai propri utenti di accedere anonimamente a siti che utilizzano il suffisso .onion, nascondendo il loro indirizzo IP.
Accesso al dark web
Per accedere al Web sommerso, un utente deve utilizzare link diretti, terminanti con .onion, o specifici motori di ricerca che raccolgono i siti esclusi dai motori di ricerca comuni e server DNS meno selettivi sui contenuti rispetto a quelli forniti da Google o dai provider di rete internet. Data la natura controversa di molti dei siti del deep web, i navigatori cercano di occultare la propria identità con programmi come Tor (The Onion Router) I2P e Freenet.

Mistero – Zampa di Elefante

marzo 27th, 2017

L’oggetto più pericoloso al Mondo.

Nel seminterrato dell’Unità 4 della centrale nucleare di Chernobyl c’è un “elefante”. Lo hanno trovato gli operai che hanno dovuto pulire il reattore esploso il 26 aprile di 30 anni fa. La miscela tossica penetrata nel seminterrato dal nocciolo del reattore ha prodotto una massa gigantesca, formata dal combustibile radioattivo nucleare, da parti fuse del reattore e dai prodotti delle reazioni chimiche più disparate. Il risultato: un mostro a sette piedi nato dal cemento e dalla sabbia.

La miscela è definita Corium, dall’unione di ‘core’ (nucleo, in inglese) con il suffisso -ium della gran parte dei componenti chimici del composto. Il ‘piede di elefante’ di Chernobyl si trova nella parte inferiore del reattore, nel corridoio di areazione, è il più grande esemplare di corium esistente ed è una delle sostanze più tossiche mai viste sulla faccia della terra.
Le immagini del “piede di elefante” sono state scattate solo 10 anni dopo la fusione del reattore, perché scattarle prima avrebbe comportato la morte immediata a causa delle radiazioni. Nel 1986, infatti, è stata misurata la radiazione della massa, equivalente a 10.000 Röntgen all’ora. In condizioni normali, una dose di raggi Röntgen sprigiona circa 2 miliardi di coppie di ioni per centimetro cubo di aria.


Dopo appena due minuti trascorsi in prossimità del piede, le cellule umane collassano a tal punto da produrre emorragie. Dopo quattro minuti cominciano a manifestarsi diarrea, febbre e vomito, dopo 300 secondi di esposizione al soggetto restano 2 giorni di vita—Stare per 30 minuti nei pressi del “piede di elefante” equivale a sottoporsi a circa 500.000 radiografie. Nelle settimane successive al disastro, una delle più grandi sfide per le squadre di bonifica sovietiche era proprio quella di raggiungere le zone al di sotto del nocciolo dei reattori: la task force aveva tentato disperatamente di giungervi prima che la miscela tossica colasse nel terreno sottostante e raggiungesse le acque sotterranee.

L’immagine di un uomo che si trova pericolosamente vicino al piede di elefante ha girato su internet dalla fine degli anni ’90, ma solo nel 2013 un giornalista è riuscito a rintracciare la persona ritratta nella foto. Il reporter americano stava lavorando a un articolo sul piede di elefante quando è riuscito a scoprire la didascalia originale della foto. “Artur Korneev, vice direttore di Shelter Object, mentre osserva il flusso di lava del ‘piede di Elefante’, Chernobyl NPP. Fotografo: Sconosciuto, scatto del 1996,” c’era scritto.
Si è poi scoperto che Korneev era una grafia alternativa per Korneyev. Artur Korneyev era stato coinvolto nei lavori per la costruzione del sarcofago, un guscio di calcestruzzo, piombo e acciaio installato per proteggere i dintorni dalle radiazioni emesse dal corium. Ha trascorso più tempo di chiunque altro nella zona contaminata ed è stato esposto a un livello incredibile di radiazioni.


Oggi soffre di cataratta e molti altri problemi di salute, e gli è proibito rientrare nella zona contaminata. Tuttavia, è vivo. “Siamo stati pionieri”, ha detto il nativo kazako, ormai 65enne, al New York Times nel 2014. “Siamo sempre stati in prima linea.”

L’immagine dello scatto è disturbata e granulosa proprio a causa delle radiazioni impresse nella pellicola. Tra l’altro, dato che il resto delle immagini erano state scattate personalmente da Korneyev, nulla si sa della persona che era con lui nel corridoio di areazione del vapore—È probabile che Korneyev abbia ottenuto l’immagine che lo ritrae con un autoscatto. Il disastro nucleare di Chernobyl di 30 anni fa ha rilasciato 400 volte più radioattività della bomba atomica di Hiroshima, e ha contaminato un’area di 142.000 metri quadrati.
Ora, 30 anni dopo il disastro, il vecchio sarcofago è ormai guasto e deve essere sostituito con quello nuovo. Korneyev è coinvolto nella progettazione del nuovo sarcofago, che dovrebbe essere sostituito al vecchio alla fine del 2017: una sorta di Arca, costituita da 32.000 tonnellate di lastre in teflon per proteggere il nostro ambiente da ulteriori radiazioni. Ma nonostante gli anni di lotta contro le conseguenze del disastro, l’umorismo di Korneyev non è andato perso: “Le radiazioni sovietiche sono le migliori del mondo.” Lui è ormai noto per questo scherzo, che ripropone da oltre 20 anni.

Progetti per il 2017

marzo 27th, 2017

Lo ammetto, come blogger sono molto assenteista.
Vuoi perché non ho molto da raccontare o perché non saprei cosa raccontare, vuoi perché quello che avrei da dire è tremendamente noioso. Vada che i blog sono dei diari, ma quando ciò che hai da dire annoia pure la propria mente, si arriva a non scrivere e evitare di annoiare pure gli altri con cose futili, inutili o tediose; aggiungiamo la mia reticenza generale nel raccontare di me profondamente, ma solo superficialmente, ecco che il blog diventa latente e privo di novità per lunghi periodi.

Aggiungiamo il carico di stress emotivo non indifferente:
– Dieta ferrea
– Smettere di fumare
Sono già due cose che da seguire assieme sono devastanti, da un lato vorrei mangiarmi anche il gatto per lo stress da assenza di sigarette, dall’altro devo perdere peso (ormai una necessità fisica) quindi niente gatto nel forno. Il nervoso poi per la mancanza di sigarette è veramente una costante, alle volte morderei senza motivo, proprio perché nervosa dall’astinenza.

Quindi ecco i precetti e sentieri intrapresi nel 2017.
Rientrare in un peso decente.
Dire addio alle sigarette e smetterla di fumare.

Un paio di cose che non sono ne semplici ne facili, in coppia poi sono assassine.
Passo giorni neri e giorni meno neri, giorni dove vorrei solo urlare e giorni dove sto in silenzio senza dire una parola, con sbalzi di umore incontrollati e chiudermi nel silenzio pare l’unico modo per non mordere qualcuno anche solo per sfogo.

Argomenti interessanti eh?
Proprio no. Aggiungiamo la costante compagnia dei dolori cronici alla gamba, che si è guarita, si la ferita è stabile, ma i nervi recisi non sono ancora molto convinti di smetterla con il loro perpetuo pulsare. Insomma un elenco di cose di cui lamentarmi, detesto scrivere lamentele, sono noiose, fastidiose, annoiano.; poi mi fermo a questi due punti, i miei “precetti” per il 2017, che sono già abbastanza per mente e fisico entrambi stressati.

Quindi mettendo da parte le mie rogne, mi dedicherò, almeno sul blog, alle curiosità, misteri e robe strane che la rete e storia offrono. Niente leggende, niente storie dubbie, ma la raccolta di eventi passati e presenti misteriosi.

Mistero – Le sorelle Sutherland

marzo 26th, 2017

1882. Sotto la luce delle lampade a gas, nel sideshow del Barnum & Bailey Circus, si esibirono per la prima volta le Sorelle Sutherland. Erano sette, vestite di bianco, e cantavano in armonia accompagnate al pianoforte, accennando brevi passi di danza di fronte alla folla assiepata sotto il tendone. Per quanto belle fossero le loro voci, nessuno si aspettava il gran finale che le sette donne avevano in serbo: alla conclusione dell’ultimo numero, ecco che si girarono all’unisono, dando le spalle alla platea, e lasciarono cadere le loro chiome. Fino alle spalle… fino alle ginocchia… fino ai piedi… e ancora più giù, nella fossa d’orchestra. Le sette fluenti chiome, in totale, misuravano quasi 12 metri – la più lunga da sola superava i 2 metri e mezzo.
Per un secondo la folla rimase a bocca spalancata, prima di esplodere in un fragoroso applauso.

 

Le sorelle Sutherland erano figlie di un vagabondo del Vermont, Fletcher Sutherland, e di sua moglie Mary. Si chiamavano Sarah (nata nel 1851), Victoria (1853), Isabella (1855), Grace (1859), Naomi (1861), Dora (1863), e Mary (1865). Dalla madre Mary, appassionata di musica, le figlie appresero l’arte della melodia; nel 1867 però ella morì, e le ragazzine rimasero a carico del padre. Cresciute in drammatica povertà, evitate dagli abitanti di Cambria, NY, cittadina in cui risiedevano, le sorelle oltre ai rudimenti di bel canto avevano come unica particolarità i loro lunghi e nerissimi capelli. Nel tentativo di sfuggire alla fame, al padre venne l’idea di sfruttare le capigliature delle figlie per farle assumere nel circo più celebre dell’epoca.

Una volta scritturate, la vita delle sorelle cominciò finalmente ad apparire più rosea. Il loro show era molto apprezzato, ma il vero colpo di genio doveva ancora arrivare.
Nel 1885 Naomi sposò Henry Bailey, il nipote del coproprietario del circo. Seguendo il tipico modo di ragionare, cinico e concreto, di tutti gli impresari, Henry capì che le sorelle nascondevano un potenziale economico straordinario: certo, la musica e il canto andavano bene, ma fra il pubblico c’erano più uomini calvi che melomani.
Così Henry Bailey divenne il manager delle Sutherland e cominciò, alla fine di ogni spettacolo, a pubblicizzare una lozione per capelli. Secondo quanto raccontava, la ricetta segretissima era stata inventata dalla defunta madre delle sorelle, Mary, e stava alla base della miracolosa crescita delle loro chiome: le cascate di capelli delle sette artiste erano la prova vivente dell’efficacia del prodotto. La soluzione, venduta a 50 centesimi la bottiglia, era  composta da 56 per cento di acqua amamelide, 44 per cento acqua di colonia Bay Rum, un pizzico di sale, magnesio, e acido cloridrico.

La lozione The Seven Sutherland Sisters’ Hair Grower, brevettata nel 1890, si rivelò da subito un clamoroso successo, tanto che la gamma dei prodotti per capelli delle sorelle Sutherland si ampliò fino ad includere detergenti per il cuoio capelluto, pozioni antiforfora e tinture, tutti pubblicizzati da estenuanti tour che annunciavano, con la consueta fantasia, The Niagara of Curls, “il Niagara di ricci”.

Nel giro di quattro anni furono vendute due milioni e mezzo di bottiglie, per un fatturato di oltre tre milioni di dollari. Le sorelle Sutherland si ritrovarono di colpo ricche sfondate.
Ritornarono nella loro cittadina natale in pompa magna, e costruirono un’enorme villa in stile vittoriano proprio dove si trovava un tempo la povera e fatiscente baracca del padre. Le sette stanze da letto della nuova casa erano tutte equipaggiate con acqua corrente e sfarzosi bagni in marmo. Il grande serbatoio sul tetto che consentiva questo lusso veniva riempito quotidianamente dagli operai.
Erano finiti i tempi in cui le sorelle venivano evitate come la peste: ora che tutti facevano la corte a queste donne (e alla fortuna che avevano accumulato), esse cominciarono a prendersi qualche rivincita mantenendo orgogliosamente le distanze e ostentando comportamenti eccentrici. I loro cagnolini avevano guardaroba estivi e invernali, e quando uno di questi cuccioli moriva, le sorelle celebravano principeschi funerali con tanto di necrologi sul giornale locale. I cavalli della loro carrozza erano ferrati in oro. Alle cene di gala, non mancavano mai gli spettacoli di fuochi d’artificio.
Ma questo periodo di fastosa spensieratezza non era destinato a durare, perché una serie di sfortune e tragedie attendevano le sorelle Sutherland.

Per prima morì Naomi, moglie di Henry Bailey. Le sorelle accarezzarono l’idea di costruire un mausoleo da 30.000 dollari, ma il progetto venne abbandonato e infine il corpo di Naomi, dopo essere rimasto nella villa per alcune settimane, venne sepolto nel lotto di famiglia senza nemmeno una lapide.

Fra i vari cercatori di fortuna attirati dal patrimonio milionario delle Sutherland vi era anche Fredrick Castlemaine, un bellimbusto di 27 anni dal fascino irresistibile. Si pensava che ci fosse del tenero fra lui e Dora, ma Fredrick colse tutti di sorpresa sposando Isabella, di 40 anni. Quanto a bizzarrie, anche questo nuovo membro della famiglia non scherzava: pare che il suo passatempo preferito fosse sedersi sul portico della villa e sparare alle ruote dei carri che passavano; pagava poi laute somme di denaro ai contadini inferociti, per calmare la loro comprensibile rabbia.
Dipendente da oppio e morfina, Fredrick si tolse la vita nel 1897, mentre accompagnava le sorelle in una tournée promozionale.

Isabella portò a casa il corpo del marito, e lo depose nella stanza della musica dove venne rinchiuso in una bara con il coperchio di vetro: le sorelle si recavano giornalmente a rendere visita al cadavere, e improvvisavano piccoli spettacolini in cui cantavano all’unisono le canzoni preferite di Fredrick.
Passate diverse settimane, il dipartimento della sanità fu costretto a intervenire, e impose alle sorelle di seppellire il corpo. Fredrick venne inumato in un enorme mausoleo di granito, costato 10.000 dollari; ogni notte Isabella prendeva una lanterna e camminava per tre miglia fino al cimitero, per comunicare con il defunto marito.

Dopo due anni di lutto, Isabella cadde nuovamente nel mirino di un approfittatore. Si trattava questa volta di Alonzo Swain, di 16 anni più giovane di lei. Swain fomentò litigi e attriti fra Isabella e le altre sorelle, e infine riuscì a convincerla a lasciare la casa, vendere la sua parte di azioni dell’impresa di famiglia, e investirle in una nuova lozione che avrebbe fatto concorrenza alla famosa The Seven Sutherlands; ma questa avventura commerciale fallì miseramente. Alonzo scomparve, e Isabella morì in miseria.

Evidentemente la vicenda di Isabella non bastò come esempio: Victoria a quasi 50 anni sposò un ragazzo di soli 19 anni. Le altre sorelle, indignate dal suo comportamento, le tolsero la parola fino a quando non fu sul letto di morte.

Che fosse causata dal passaggio dall’estrema povertà ai fasti della ricchezza, oppure da una tara di famiglia, la follia cominciò in ogni caso a serpeggiare sempre più insistentemente fra le sorelle. Mary Sutherland doveva perfino essere rinchiusa nella sua stanza per lunghi periodi, a causa di violenti attacchi psicotici.

Anche la fortuna della celebre lozione per capelli stava tramontando: con l’avvento, negli anni ’20, delle acconciature femminili corte, l’interesse per le pozioni Sutherland svanì di colpo. Nel 1926, le tre sorelle rimaste (Mary, Grace e Dora) si recarono ad Hollywood per partecipare alla realizzazione di un film tratto dalle loro vite. Mentre si trovavano là, Dora restò uccisa in un incidente automobilistico. Il film fu annullato. Mary e Grace, ridotte sul lastrico, finirono i loro giorni nella stessa povertà che avevano conosciuto da bambine. Vendettero la villa, e morirono dimenticate da tutti. Pochi anni dopo che l’ultima delle sorelle Sutherland era stata sepolta, la grande casa prese fuoco, e non ne rimase altro che un cumulo di macerie fumanti.

La memoria della loro strana e tragica vicenda, però, non si spense in quel rogo: oggi, nelle aste online, una bottiglia di vetro contenente il coltivatore di capelli The Seven Sutherlands è quotata intorno ai 250 dollari.

 

Fonte: Bizzarro Bazar

Guardarsi indietro di un anno.

ottobre 1st, 2016

calendarioIl titolo la dice lunga, motiva anche perchè il Blog era praticamente non aggiornato da mesi, anzi un anno di silenzio interrotto solo ogni tanto da qualche scritto qui e la. Se mi guardo indietro di un anno mi sale la depressione, anzi la rabbia e una domanda sul perchè la vita faccia così “schifo”. Ma andiamo per gradi e già da ora avviso che non saranno gradi piacevoli, per me non lo sono stati, figuriamoci per chi ha passato, me inclusa, questi disastrosi dodici mesi.

Era la fine del 2015 già un anno come tanti altri zoppicante e deludente e finiamo in bellezza con mia madre che finisce in ospedale per una bronchite con tutte le aggravanti del caso. Ma in fondo finisce bene, lei torna a casa e ora sta bene, ennesima sfiga casalinga con lieto fine, perchè di lieto fini qui ce ne saranno tanti, ma arrivarci è un vero travaglio ogni volta. Non che ami lamentarmi o piangermi addosso ma ogni tanto il vaso si colma e va svuotato anche solo per tirare avanti.

Arriva il 2016 con la speranza che l’anno sia migliore, insomma di sfiga ne ho avuta abbastanza nel tempo, tra catastrofi varie si spera sempre che l’anno in arrivo porti un po’ di gioia, di allegria, di vita e non i soliti disastri ma a quanto pare o ho la sfortuna come compagna di stanza o ho un bersaglio dietro la schiena che si espande a chi mi sta intorno e l’idea d’essere una menagramo porta jella inizia a farsi strada nella mia Tatanka3mente. Il 2016 è l’anno all’insegna dei lutti tanto per cominciare, un paio di vicini di casa che conoscevo da quando ero bambina, un amico di famiglia, la nonna di un’amica che era una nonna anche per me in pratica, il mio ex (ne accennai sul post del terremoto con le memorie di quel terribile 2009 all’aquila), aggiungiamo anche i cani va che tra il 2014 e 2015, prima Tatanka e poi Hunter, mi hanno lasciata per vecchiaia. Insomma lutti su lutti su lutti al punto che ormai li accetto con apparente indifferenza, io le lacrime le ho belle che finite da un pezzo.Hunter

Uno direbbe che questo possa bastare a rendere il 2016 un anno veramente di merda, si merda non saprei come altro definirlo, ma ci si mettono i problemi di salute con papà stavolta. Problemi respiratori uniti a una coronaria intasata e a momenti ci tira le cuoia d’infarto, ma anche li è andata bene alla fine; coronaria sturata e i problemi respiratori sembra si stiano stabilizzando, altro lieto fine? Per ora ma mentalmente inizia a essere pesante e in mezzo a tutto questo tocca a me, perchè speravo di scamparmela? Non sia mai.

Il primo febbraio finisco al pronto soccorso per quello che inizialmente sembrava un brutto ascesso all’interno della coscia sinistra e li inizia l’orrore ospedaliero e con orrore non esagero. Da qui sarò un po’ frammentaria e confusa visto che ho passato un mese chiusa in isolamento sotto farmaci quali valium e morfina, quindi la memoria va a farsi bella che benedire in un cocktail farmacologico che stroncava pure un cavallo. L’ascesso non era ascesso ma una Fascite necrotizzante ( NON la cercate in rete se non volete rivedere la cena di due natali fa tornare su è disgustosa), in pratica un batterio aggressivo che divora le carni e le necrotizza, unico modo per eliminarlo? Asportazione dei tessuti e come si dice via na fetta di culo vicino all’osso, no nel mio caso via na fetta di ciccia dalla coscia, per fortuna ciccia ce ne stava tanta e il mostruoso batterio non ha intaccato ossa e muscoli. Da li un mese di dolori, sofferenza e isolamento, perchè ero chiusa come un’appestata avendo preso un secondo batterio in ospedale a cui è seguito un pesante sfogo allergico agli antibiotici a cui sono seguiti batoste di anti staminici a cui è seguito un blocco renale, insomma peggio di un catorcio ovunque mettevano mano si scassava qualcosa e alla fine mi hanno lasciata stare sperando che il corpo reagisse. si lieto fine ha reagito o non ero qui a raccontarlo.

Conseguenze? Una sorta di amputazione parziale della coscia con tutte le conseguenze del caso, un anno di prognosi minima perchè la ferita si stabilizzi con un’allegra compagnia…. Il DOLORE, i nervi recisi e mutilati che si svegliano a ogni ora del giorno e della notte senza tregua, un po’ come ora che disperata sto a scrivere di notte per sfogarmi da questo massacro mentale e fisico costante che non mi da tregua e dove vorrei ammazzare qualcuno o andare fuori e urlare fino a perdere la voce, ma niente da fare tocca 2005127235241_flebosopportare. Morfina niet, o finisce che divento pure dipendente da quella roba e mi tocca disintossicarmi quindi ciccia mia mi tengo il dolore attenuato solo da sonni senza sogni grazie al valium che è ormai l’unica cosa che mi impedisce di rispondere ringhiando appena qualcuno mi dice anche solo Ciao. Insomma una quiete farmacologica imposta o potrei seriamente diventare una belva.

Bhè riprendo a camminare, riprendo un po’ della mia vita ormai ridotta non in pezzi, ma in polvere e intanto un amico finisce in coma, già aveva avuto una trombosi con amputazione del piede e di nuovo è stato colpito, che altra bella notizia eh? La ciliegina sulla torta di melma che ormai è diventata questa esistenza.

Aggiungiamo che io ho il vizio di chiudermi in assoluto silenzio quando capitano disastri e catastrofi a nastro e il gioco è bello che fatto non se ne esce più e la vaga sensazione che la sfiga sia li accanto a me e si diverta ad abbattere come birilli quelli che ho attorno, non è poi tanto una vaga sensazione ormai inizia a essere quasi una certezza. Come è certo che lassù o laggiù non mi vogliano perchè se guardo indietro di un quindici anni tra: incidenti semi mortali da cui sono uscita quasi del tutto integra, catastrofi varie che non sto nemmeno a elencare e un’infezione che ammazza il 60% se non di più di quelli che la beccano; niente da fare io devo stare qui e soffrire punto.

Ora mi chiedo che cosa mi aspetta ancora?
Quali altre bastardate ha in serbo per me la vita?
No perchè in 37 anni ne ho collezionate abbastanza per dieci vite non una, eppure sembra che le cartucce in mano alla sfiga non terminino mai e non appena ti rilassi due secondi BANG eccola che spara alla cieca per beccare me o qualcuno qui attorno.

Della serie “do cojo cojo”
Ma non ha parenti suoi da andare a tormentare?

Eppure son ancora in piedi, siamo tutti ancora in piedi o quasi, i morti almeno son in pace adesso e quelli non si può far altro che ricordarli mentre noi, formichine sotto la lente ancora in vita, dobbiamo far i conti con questa carogna chiamata esistenza.

Almeno adesso, a grandi linee, il mistero del mio silenzio dell’ultimo anno è svelato.
Così, tanto per ricordare.

 

Rappresentanti luce/gas/acqua, come ti frego stavolta.

settembre 29th, 2016

 

rlsAvevo già parlato tempo addietro dei “Rappresentanti” enel energia e dei loro sistemi di truffa con cui avvicinavano utenti ignari per rifilargli contratti vincolanti a prezzi maggiorati rispetto a quelli di altre compagnie. Sul gruppo Facebook di Nonantola sono state poi tante le segnalazioni di questi elementi e le zone battute, una sorta di tam tam collettivo per aiutarsi a difendersi da questi sciacalli. Ma a quanto pare si sono EVOLUTI, come le scimmie son scesi dagli alberi e hanno inventato nuovi stratagemmi e idee per avvicinare gli utenti e imbrogliarli senza alcuna remora.

Per chi si fosse perso l’articolo su Enel Energia lo trovate di seguito.
http://catastrofico.altervista.org/attenzione-rappresentanti-enel/

Due giorni fa suona il Citofono. Una ragazza giovane carina al chiederle chi è risponde allegramente “Sono del gas devo controllare i consumi” alchè mi PUZZA e non poco le manca il classico giubbottino giallo  o arancio catarifrangente e ha una 24 ore invece del lettore in mano alchè le chiedo se doveva controllare i contatori. Risposta vaga “No sulla bolletta, noi controlliamo i consumi così”.

E Sti Grandissimi… uccelli.

Le rispondo secca che noi non mostriamo le fatture a nessuno, prova un po’ a insistere ma capisce che sta sbattendo contro un muro granitico e se ne va borbottando incavolata. Ecco il nuovo sistema non si spacciano più per Enel o altro ma richiedono di “controllare i consumi” ovviamente se uno non chiede e li scambia per i soliti controlli dei contatori, non oso immaginare come si incollino se riescono poco poco a entrare in casa, soprattutto di persone anziane.

Da questo al vedere finti operatori in giacchetto arancio o giallo il passo è breve.
Quindi NON APRITE MAI a questa gente, fatevi mostrare SEMPRE il CARTELLINO DI RICONOSCIMENTO e rammentate che chi prende i numeri del contatore ha sempre un lettore digitale dove inserirli e nessuna valigetta. Se hanno una valigetta è piena di contratti scartoffie e ogni fregatura possibile, ma la cosa più importante è NON MOSTRARE MAI LE FATTURE DI LUCE GAS ACQUA. Queste contengono i vostri dati personali e chiunque può copiarli mentre finge di leggere e aprire poi nuovi contratti senza che voi lo sappiate finchè non è tardi e vi trovate allacciati a una nuova fornitura. Per staccarsi poi son dolori non piccoli, anche dimostrare la truffa.

Vigilate gente, vigilate sempre.